Novità terapeutiche 2018: le ultime scoperte sulla SLA

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose responsabili del controllo dei muscoli volontari. Non esiste ancora una cura definitiva per questa patologia, ma negli ultimi anni sono state fatte importanti scoperte che potrebbero aprire nuove strade terapeutiche. In questo post faremo il punto sulle ultime novità del 2018 riguardanti la SLA, analizzando i nuovi farmaci, le terapie sperimentali e le prospettive future in campo medico. Scopriamo insieme quali sono le ultime scoperte che potrebbero portare speranza ai pazienti affetti da questa malattia.

Domanda: Cosa fare per rallentare la SLA?

Per rallentare la progressione della SLA, è importante adottare un approccio multidisciplinare e personalizzato. Oltre al trattamento farmacologico con il riluzolo, esistono altre strategie che possono essere utilizzate.

Una delle principali componenti del trattamento della SLA è la terapia riabilitativa, che può includere la fisioterapia per mantenere la forza muscolare e migliorare la mobilità, la terapia occupazionale per adattarsi alle difficoltà quotidiane e la logopedia per gestire i problemi di deglutizione e di comunicazione.

Inoltre, è fondamentale seguire una dieta equilibrata e nutriente per garantire un adeguato apporto di sostanze nutritive. In alcuni casi, può essere necessario l’utilizzo di dispositivi di assistenza, come ausili per la deambulazione o apparecchi per la respirazione.

La ricerca sulla SLA è in corso e sono stati compiuti progressi significativi. Esistono numerosi studi clinici in corso per testare nuovi farmaci e terapie sperimentali, che potrebbero offrire nuove opzioni di trattamento in futuro.

È importante sottolineare che la SLA è una malattia complessa e progressiva e non esiste una cura definitiva al momento. Tuttavia, con una gestione adeguata e una cura tempestiva, è possibile migliorare la qualità della vita dei pazienti e rallentare la progressione della malattia. È fondamentale lavorare a stretto contatto con un team di professionisti sanitari specializzati nella SLA per sviluppare un piano di cura individualizzato.

Domanda: Come si cura la SLA in America?

Domanda: Come si cura la SLA in America?

Una buona notizia per le persone malate di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica): in America il Qalsody (tofersen) è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) come nuovo farmaco per le persone con SLA che hanno la mutazione del gene SOD1. Questo farmaco rappresenta una speranza per coloro che soffrono di questa malattia devastante, poiché è stato dimostrato che rallenta la progressione dei sintomi e migliora la qualità di vita dei pazienti.

Il Qalsody è un farmaco a base di oligonucleotidi antisenso, che agisce bloccando la produzione di una proteina tossica prodotta dalla mutazione del gene SOD1. La mutazione del gene SOD1 è responsabile di circa il 20% dei casi di SLA familiare, ed è stata identificata come un bersaglio terapeutico promettente per il trattamento della malattia.

Il farmaco viene somministrato tramite iniezioni spinali mensili e richiede una prescrizione medica. Il prezzo del Qalsody può variare, ma si stima che possa costare fino a 300.000 euro all’anno. È importante sottolineare che il Qalsody non rappresenta una cura definitiva per la SLA, ma può aiutare a rallentare la progressione della malattia e a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

È fondamentale che i pazienti con SLA consultino il loro medico per valutare se il Qalsody potrebbe essere una opzione terapeutica adatta al loro caso specifico. Inoltre, è importante sottolineare che il Qalsody potrebbe causare effetti collaterali e che ogni paziente dovrebbe essere attentamente monitorato durante il trattamento.

Dove curare la SLA in Italia?

Dove curare la SLA in Italia?

Il Centro SLA e Malattie del Motoneurone, che si occupa della cura della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) in Italia, opera presso l’Ospedale San Luca e in tutte le sedi lombarde di Auxologico. Questo centro è specializzato nella diagnosi e nel trattamento della SLA e delle malattie del motoneurone, offrendo una vasta gamma di servizi sanitari e assistenziali per i pazienti affetti da queste patologie.

Il Centro SLA e Malattie del Motoneurone è composto da un team multidisciplinare di medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali e assistenti sociali, che lavorano in stretta collaborazione per garantire una gestione completa e personalizzata della malattia. Il centro offre servizi diagnostici, terapeutici e riabilitativi, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti e di supportare le loro famiglie durante tutto il percorso di cura.

Inoltre, il Centro SLA e Malattie del Motoneurone collabora attivamente con l’Associazione dei Pazienti, che fornisce supporto e informazioni ai pazienti e alle loro famiglie, organizza incontri e eventi educativi e promuove la ricerca scientifica sulla SLA. Questa stretta collaborazione tra il centro medico e l’associazione dei pazienti permette di offrire un approccio integrato e globale alla cura della SLA.

In conclusione, il Centro SLA e Malattie del Motoneurone presso l’Ospedale San Luca e le sedi lombarde di Auxologico rappresentano un punto di riferimento in Italia per la cura della SLA. Grazie al loro approccio multidisciplinare e alla stretta collaborazione con l’Associazione dei Pazienti, offrono un supporto completo e personalizzato per i pazienti affetti da questa malattia.

Quanto vive un malato di SLA?

Quanto vive un malato di SLA?

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose del cervello e del midollo spinale. La sua causa esatta è ancora sconosciuta, ma si ritiene che una combinazione di fattori genetici e ambientali possa contribuire allo sviluppo della malattia.

La SLA è una malattia incurabile e la sua progressione varia da persona a persona. Tuttavia, in generale, il 50% delle persone affette dalla malattia muore entro 3 anni dalla comparsa dei primi sintomi. Ciò significa che purtroppo metà dei pazienti perde la vita entro un periodo relativamente breve dopo la diagnosi.

Tuttavia, è importante sottolineare che circa il 20% delle persone con SLA sopravvive per almeno 5 anni dalla comparsa dei sintomi. Questo indica che un numero significativo di pazienti può avere una sopravvivenza relativamente più lunga rispetto alla media. Inoltre, circa il 10% delle persone affette da SLA vive 10 anni o più, e in alcuni casi isolati si sono registrati pazienti che hanno vissuto con la malattia per oltre 30 anni.

È importante notare che la sopravvivenza nella SLA può essere influenzata da diversi fattori, tra cui l’età di insorgenza, il tipo di sintomi presenti e il grado di progressione della malattia. Inoltre, il supporto medico e l’accesso a cure palliative possono contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti e prolungare la sopravvivenza.

In conclusione, la SLA è una malattia grave e progressiva con una sopravvivenza media di 3-5 anni dalla comparsa dei sintomi. Tuttavia, è importante sottolineare che la sopravvivenza varia da persona a persona e che alcune persone possono vivere con la malattia per un periodo più lungo. La ricerca continua a essere condotta per trovare nuovi trattamenti e terapie che possano migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti affetti da SLA.

Torna su